SPIRITODIVINO Anno 4 n.20 Giugno/Luglio 2007
-QUESTO BRUNELLO E' DA PARADISO-
Dopo una verticale di 10 annate nessuna scheda individuale: tutte di eccelsa qualità
di Roberto Raineri
Appena varcata la soglia della Tenuta il Paradiso di Manfredi si ha la sensazione che mai epiteto fu tanto appropriato come nel caso di questo luogo.Manfredi Martini, suocero dell'attuale titolare Florio Guerrini,acquistò il podere intorno agli anni 50.Un podere che deve la sua straordinaria qualità alla formazione di un agglomerato del Pliocene costituito da calcari e sostanze argillose e sabbiose.L'affioramento dall'antico Mar Mediterraneo donò alla roccia del sottosuolo la mineralità e la sapidità indispensabili a valorizzare qualsiasi grande vino.La roccia,infine,non solo isola i vari sali minerali emersi dal Mediterraneo, ma ne mantiene anche costante il grado di umidità.
A queste straordinarie caratteristiche di un terreno di circa tre ettari e mezzo, destinato a vigneto per due, il signor Florio da circa 30 anni aggiunge la sua strepitosa arte artigiana.Arte ben supportata dall'aiuto dell'ottantasettenne suocera, la signora Fortunata, che col suo fiuto e buon senso, impreziosisce il lavoro della vigna.Il capolavoro si completa con l'essenziale apporto della moglie Rossella, vero motore e catalizzatore della parte commerciale.Non dimentichiamo poi l'invidiabile posizione, a Nordest di Montalcino a un'altitudine di 330 metri, dove i vari microclimi sono tutti ottimali e assai diversificati, e con la particolare composizione del terreno creano un prodotto con proprietà ed equilibri unici e ogni anno diversi, ma sempre simili e riconoscibili, capaci ogni volta di sorprendere il palato più esigente.Il risultato è un Sangiovese in purezza destinato a Brunello per circa il 70% del raccolto, e a uno straordinario Rosso per il restante 30%.Si coltiva senza diserbanti, solfato di rame e non si dinamizza l'uva, che quindi subusce una fermentazione lenta di circa tre settimane in vasche di cemento vetrificato con lieviti indigeni, dove il cappello del tino è più o meno spesso a seconda della temperatura esterna, passando così da un profumo di mosto a uno più intenso, quasi vinoso, per essere poi svinato e decantato un mese prima di essere posto in botti di Slavonia dalla capacità di 2.500-3.000 litri.Qui, senza subire filtrazione, acidificazione e chiarificazione, in un locale ben isolato con temperatura costante attorno ai 15 gradi, il vino si affina per un periodo mai inferiore ai 36 mesi (a parte il Rosso, affinato solo per 12 mesi) e viene poi imbottigliato con la sola forza del proprio peso, per caduta.Dopo 12 mesi di affinamento nelle cantine padronali il vino è pronto per essere messo in commercio, anche se per poterne gustare appieno le straordinarie qualità organolettiche sarebbe indispensabile attendere almeno una quindicina d'anni dal raccolto.Nonostante ciò, le annate1999-2000 e 2001 sono già piacevolissime pur deficitando chiaremente di complessità.Noi abbiamo avuto il privilegio di degustare una dacina di annate, a partire dal mitico'83 (ma non si pensi che in un'annata problematica come l'84 il risultato si scosti granchè!) passando dall'85, dall'88 sino alla stupefacente Riserva (che richiede un anno in più d'affinamento in botte) del 2000, un'annata dove non tutti sono riusciti a produrre.Non occorre sviluppare schede di merito sui singoli vini, come si fa di solito, poichè tutti, indistintamente sono di assoluta qualità.Lasciamo quindi quest'imbarazzo in un futuro, credo non molto lontano, al battitore d'asta, l'unico che potrà ammirare con imparzialità le varie forme d'arte prodotte nel corso delle diverse annate...
SPIRITODIVINO Anno 4 n.21 Agosto/Settembre 2007
-PROVA- Al voto degli esperti 16 rossi dell'Etna
Sotto il Vulcano non è tutto Nerello di Guido Ricciarelli
83 CALABRETTA Etna Rosso 1999
Da sette ettari di vigneti sul versante settentrionale dell'Etna, trta i comuni di Randazzo e Castiglione di Sicilia a 800 metri d'altitudine, i vecchi ceppi di Nerello mascalese (alcuni superano i 200 anni) coltivati biologicamente danno un vino di assoluta personalità.Respiro ampio e maturo, attacco al palato generoso, caldo, morbido.Il finale è inquieto, ma profondo, e la materia è di innegabile valore.
-BERE BENE- Dodici bottiglie a meno di 8 euro
Otto euro,bere bene con meno di 16mila lire di Pierluigi Gorgoni
82 Cascina degli Ulivi Gavi docg 2004
Stefano belotti è un vitiloltore sostenitore dei metodi biodinamici e autore di vini tra i più importanti della rinomata area del Gavi.Questo suo bianco, a 3 anni dalla vendemmia è aperto su note di fiori e frutti gialli, cenni minerali che s'innestano su morbide suggestioni di cioccolato bianco e nocciola.Poi attacca ricco, con bel nerbo allunga sciolto e pieno, profondo.C'è tanta materia e una naturalezza espressiva rimarchevoli.
IL MIO VINO n.5 Maggio 2007
-IL PRODUTTORE CAIAROSSA-
TOSCANI D'EUROPA
A pochi passi da Volterra un'azienda coltiva con cura quasi maniacale undici vitigni secondo le regole della biodinamica.
La Repubblica 18/05/2007
CAIAROSSA'04 ROSSO IMPORTANTE CON PODEROSITA' TUTTA ITALIANA di Luciano Di Lello
Il fascino del litorale toscano, la perentorietà dei grandi vini che vi sono nati in uesti decenni, ad iniziare dal bolgherese, hanno convinto anche imprenditori esteri ad investire capitali e conoscenze. La nascita così di Caiarossa è l'ennesima sfida ad interpretarvi ui vitigni e terreni da ottiche ed esperienze anche diverse. Il proprietario è infatti Eric Albada Jelgersma, gentlemen del vino, olandese e già proprietario di due cheteaux nel bordolese, e francese è inoltre l'enologo. Progetto che nasce così nel '98, partendo da un'analisi parcellizzata dei terreni in tutte le loro diversità e che arriva ad impiantare ben 11 vitigni, ottimizzando così ogni differente caratteristica dei suoli. Lavoro ancora "in progress" e che vedrà anche la nascita di vini bianchi e di un vino dolce da vendemmia tardiva. Ma ormai in uscita ci sono due etichette di rosso importante e almeno una davvero perentoria. Parliamo innanzitutto del Caiarossa'04 che dopo le sperimentazioni del 2002 e 2003 prende il suo assetto definitivo in vitigni (principalmente Merlot,Sangiovese,Cabernet Sauvignon e Franc, ma anche Petit Verdot,Grenache,Syrah e Mourvedre) ed esprime una poderosità tutta italiana con sensazioni di frutti sontuosi e grassi dal notevolissimo impatto gustativo. Vino di cremosità nobile che può ancora progredire nel vetro.Di intrigante deliziosità il Pergolaia'04, a prevalenza Sangiovese.
Caiarossa, Podere Serra all'Olio 59, 56046 Riparbella(pi).
SOMMELIER TOSCANA N.1 Agosto 2007
Verticale di Carmignano Una degustazione ad hoc
Carmignano DOCG 2003 Fattoria di Bacchereto Terre a Mano
Colore rosso granato, abbastanza consistente. Intenso e abbastanza complesso con richiami fruttati e floreali evoluti e una leggera trama di spezie dolci.Al gusto apprezzabile personalità in bocca con morbidezze nascoste da una leggera asciuttezza. (***)
DUEMILAVINI 2008 Associazione Italiana Sommelier
DUEMANI
Un esordio in guida coi fiocchi per l'azienda di proprietà del celebre wine maker Luca D'Attoma e di Elena Celli. Un progetto avviato nel 2000 con l'acquisizione di un terreno incolto a Riparbella e trasformato in un batter d'occhio in una delle realtà produttive biodinamiche più interessanti in Toscana. Un anfiteatro naturale che ospita nella parte più alta-quella con terreno più ricco-il Cabernet Franc e a scendere il Merlot. Mentre il "cuore pulsante dell'azienda", come amano definirlo i proprietari, è in una striscia di terra pietrosa e arida dove è stato innestato il Syrah con allevamento a Alberello. In vigna, un consulente biodinamico dal cognome rinomato, Mattieu Bouchet, garantisce la precisa esecuzione delle pratiche necessarie a stimolare ed attivare tutta l'energia che il terreno è qui in grado di esprimere.
SUISASSI 2004 4grappoli
Veste rubino cupo, lussuosa. Concede senza indugio profumi di confettura di frutti di bosco e ciliegie sotto spirito che affiorano da un mix di carruba, anice stellato, macchia marina, rovere,sandalo, rabarbaro e tabacco biondo. L'esaltante bouquet non tradisce al palato, di grande rispondenza, dove torna puntuale la ciliegia; equilibrio fatto di morbidezza, freschezza e di fine massa tannica. Finale lievemente ammandorlato. Persistente. Vinificato in barrique dove poi sosta per 12 mesi. Agnello al forno con patate.
DUEMANI 2004 4grappoli
Rubino vivido, di particolare luminosità. Attacca l'olfatto con sensazioni definite di more e lamponi, per poi virare su rosa, lavanda, ginepro, tabacco, aromi di torrefazione e un acume di liquirizia. Caldo e vellutato nell'interezza, evidenzia tannini ben arrotondati e un piacevole gioco di dolcezza e sensazioni ammandorlate che culminano sul finale. Vinificazione in botte grande, maturazione in barrique.Coscia di coniglio con lenticchie.
ALTROVINO 2005 4grappoli
Rubino porpora con unghia sfumata. Attraente quadro olfattivo di viola e rosa, mirtilli e more in confettura, liquirizia, bacche di ginepro e folate balsamiche. Di corpo pieno, trasporta la gustativa un tannino elegante. Durevole persistenza su toni fruttati. Solo cemento. Petto d'anatra con salsa al timo.
CAIAROSSA
Caiarossa ha fatto della biodinamica il proprio credo, in maniera radicale. Eric Albada Jelgersma, un distinto signore olandese, già proprietario di Chateau Giscurs e Chateau du Tertre a Margaux in terra bordolese, ha investito in Val di Cecina, sulla costa Toscana, ritrovando uno sbocco ideale per la sua idea di viticoltura. In barba alla tendenza di dichiararsi biodinamici solo per marketing, a Caiarossa si cerca l'equilibrio naturale delle colture, esclusivamente per "tirar sù" dal sottosuolo quello che solo uno dei migliori terroir del cento italia è in grado di esprimere. Nel team aziendale Mattieu Bouchet a seguire le colture figlio del compianto maitre biodinamico Francois, una leggenda che seguì tra gli altri gli straordinari Deiss, Zind Humbrecht, Weinbach, Dagueneau, Leroy, Lefaive, Chapoutier, Fleury! La moltitudine di vitigni rossi coltivati in azienda presi in prestito da ambite zone produttive francesi trovano un matrimonio d'amore nel Caiarossa 2005, un vino di grande profondità a un soffio dai 5 Grappoli.
CAIAROSSA 2005 4grappoli
Rubino luminoso, di madia concentrazione. L'olfatto è intriso di sensazioni algide e terragne, con ricordi di mirtillo e cassis, note balsamiche che tendono a virare in sansazioni speziate, grafite e nobili toni vegetali all'orizzonte. Equilibrio gustativo azzeccato, ha tannino elegante, gran corpo ben mediato e lunghezza appagante che termina su scia sapida. Vinificato in botti di quercia e vasce di cemento. Da agnello al forno con patate.
PERGOLAIA 2005 3grappoli
Veste rubino brillante, sfumata a bordo calice. Naso gentile e variopinto, fatto di croccanti sensazioni fruttate e vivi ricordi floreali. Marasche, prugne, viole e accenti vegetali e balsamici su un fondo velamente boisé: Di corpo, ha tannino appena asciugante e finale lievemente ammandorlato. Vinificato in botti di quercia e vasce di cemento maturato 12 mesi tra barrique e botte grande. Da provare su pappardelle al ragù di manzo.
EMIDIO PEPE
Da molti definito "l'artigiano del vino", Pepe si colloca in una sfera particolare di interpreti della vitivinicoltura, secondo il credo che la natura raggiunga da sola un perfetto equilibrio e che le sue leggi vadano perciò condivise. A Torano, questa natura ha regalato un particolare microclima e terreni estremamente vitali, che Emidio Pepe lavora e nutre con mano esperta, regolando solo la potatura e tempo della vendemmia. Uve rosse diraspate a mano , uve bianche pigiate con i piedi, non un lievito aggiunto a quelli autoctoni, né un grammo di solforosa, decantazione naturale con travasi manuali piuttosto che filtrazione, solo cemento e vetro dalla nascita alla morte di ogni vino: una sorta di "integralismo"-in controtendenza rispetto alla prevalente standaedizzazione del gusto- nella convinzione che solo così si possa formare il personalissimo carattere dell'annata, riconoscendo al vino il ruolo di materia viva, capace di esprimersi nel tempo in assoluta autonomia. Lo "stile Pepe" va assaggito piuttosto che raccontato, poichè non corrisponde a parametri convenzionali: al di là di ogni valutazione, l'esperienza gustativa è di quelle che non passano inosservate.
MONTEPULCIANO D'ABRUZZO 2003 4grappoli
Rubino senza cedimenti. Naso intenso e complesso, ove una ricca mineralità, che ricorda la grafite, avvolge un panorama ancora in divenire, fondato su ricordi di ribes nero, macchia mediterranea, sottobosco, sigaro, china. Tannini calibrati, fraschezza viva, ottima rispondenza gusto-olfattiva e lunga persistenza. 2anni in bottiglia dopo vinificazione in cemento vetrificato. Stinco di maiale.
TREBBIANO D'ABRUZZO 2001 4grappoli
Oro chiaro. Espressione olfattiva svolta principalmente su note territoriali, che ricordano guasi sensazioni foxy. In questo impianto elegante e "austero", si scorgono richiami vegetali, ricordi di luppolo, melone, pepe bianco, agrumi , mollica di pane e mandorla. Al palato si mostra morbido e con vene frasco-sapida ancora ben espressa. Di stile singolare e complessità tutta sua, che racconta questo vitigno secondo la "filosofia Pepe". Persistenza rilevante. Matura 2anni in cemento, poi in vetro. Baccalà su purea di broccoletti.
QUANDO NASCE LA BIODINAMICA?
I principi su cui si fonda la biodinamica furono formulati dall'austriaco Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia, una concezione dell'uomo e del mondo che nel primo quarto di questo secolo aveva portato un rinnovamento fertile nel campo della medicina, della pedagogia, dell'arte e della scienza in genere acquistando numerosi adepti in tutto il mondo occidentale.
L'agricoltura fu l'ultimo settore cui Steiner si dedicò prima di morire e lo fece su richiesta di alcuni agricoltori che vedevano con preoccupazione i primi segni di degenerazione e debolezza che accompagnavano l'applicazione dei moderni metodi di coltivazione e in particolar modo il crescente uso di concime chimico. A Koberwitz, nel 1924, Steiner tenne 8 lezioni per agricoltori dove il tema centrale era la salute della terra e il mantenimento e l'accrescimento della fertilità per migliorare la qualità degli alimenti destinati a nutrire l'uomo. Nell'indicarci la via verso una conoscenza ampliata del vivente e le sue manifestazioni Steiner mostra lo stesso spirito usato da Goethe nei suoi scritti di scienze naturali di cui Steiner del resto era stato un grande studioso.
Il corso è pieno di consigli partici, in parte molto dettagliati e in parte appena accennati. Perciò si può dire che esso non presenta un metodo pronto ma che le grandi linee sono state tracciate. Il punto più compiutamente trattato riguarda la preparazione di un concime di massimo rendimento. Compostare e usare i preparati sono due momenti fondamentali di questo processo. Anche le indicazioni date da Steiner per la lotta contro le malattie e i parassiti acquisterà probabilmente sempre più importanza.
In tutti i paesi occidentali c'è un piccolo numero di agricoltori (sta però aumentando) che sentono la responsabilità di dare una terra fertile e sana in eredità alle generazioni future e capiscono l'importanza di alimenti sani per la salute dell'uomo.
I tre principi della biodinamica sono:
1) mantenere la fertilità della terra;
2) rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti;
3) produrre alimenti di qualità più alta possibile.
Non bisogna quindi stupirsi che, nel secolo del materialismo e dello sfruttamento estremo delle ricchezze naturali, la biodinamica non abbia potuto espandersi su larga scala. Al contrario bisogna rallegrarsi che, malgrado tutto, essa venga seguita in molti paesi da decenni e con successo.
La biodinamica parte dalla conoscenza globale del pianeta e del suo rapporto col cosmo; questa conoscenza non si acquista da un giorno all'altro ma solo attraverso un'abitudine all'osservazione della natura e delle sue leggi che dovrebbe entrare a fare parte già dell'educazione scolastica. Oggi si sta lentamente acquistando una certa conoscenza ecologica ma si è ancora lontani dal capire la vita in tutte le sue manifestazioni.
L'uomo conosce alla perfezione il mondo della materia inorganica e le leggi della meccanica ma se applica le leggi di quel mondo alla vita finirà per distruggere la vita stessa che ha leggi e condizioni del tutto diverse. Non basta ammettere che l'agricoltura è una impresa biologica, bisogna prendere sul serio la parola "bios", che significa vita e "logos", che significa conoscenza, cioè bisogna acquistare la conoscenza della vita. Caratteristiche della vita sono: movimento, costruzione, trasformazione. Viceversa, caratteristiche della morte e della meccanica sono: inerzia, distruzione, stabilità.
Acquistando questa nuova conoscenza l'agricoltura non sarà più uno sperimentare incerto di nuovi metodi, ma poggerà su basi solide quanto l'arcaico che una volta guidava il contadino.
da www.rudolfsteiner.it
Agricoltura biodinamica - I preparati biodinamici -
Il metodo biodinamico considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale; più una sostanza è diluita (meno materia c'è), più ha effetto sugli organismi con cui viene a contatto. Il principio è simile a quello che sta alla base dell'Omeopatia.
Per migliorare la qualità del terreno, aumentandone la quantità di humus, e allo stesso tempo migliorare la qualità del raccolto, si impiegano delle sostanze di origine naturale appositamente trattate, che vengono chiamate "preparati". Ne esistono di due tipi: da spruzzo e da cumulo.
I preparati per il compostaggio ("da cumulo") vengono aggiunti al cumulo di materiale da compostare, al fine di facilitarne la decomposizione in humus e terriccio. Steiner suggeriva che la precisa composizione, posizione, forma e manipolazione di una pila di composta fosse critica per raggiungere il risultato migliore. I preparati da cumulo sono in tutto sei e sono ottenuti a partire da erbe officinali (Achillea millefolium, Matricaria chamomilla, Urtica dioica, Quercus robur, Taraxacum officinalis, Valeriana officinalis) ognuna fatta compostare o macerare in condizioni ambientali particolari e impiegando come contenitori parti dei corpi di animali. Questo perché, sempre secondo la teoria delle forze vitali, ambiente e contenitore influenzano le caratteristiche del materiale finale.
I preparati da spruzzo sono invece solo due, "cornosilice", a base di quarzo macinato, e "cornoletame", a base di letame di vacca. In questo caso il contenitore che serve alla loro preparazione è il corno di vacca. Le corna vengono svuotate e riempite con quarzo o letame, e sotterrate per sei mesi. Trascorso questo periodo il preparato può essere conservato per diverso tempo. Il cornosilice viene spruzzato sulle piante e ne stimola la fruttificazione e i processi legati alla fotosintesi e alla luce. Il cornoletame viene spruzzato sul suolo e ne aumenta il contenuto in humus, agendo di conseguenza sullo sviluppo radicale e sulla nutrizione della pianta.
Tutti i preparati vengono usati in piccolissime quantità, quelli da spruzzo vengono distribuiti dopo essere stati "dinamizzati", ossia mescolati secondo un certo metodo e per un certo tempo.agricoltura biodinamica è un metodo che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino tutto il creato. È basata sugli insegnamenti del filosofo esoterista austriaco Rudolf Steiner; include l'idea di agricoltura biologica e invita a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso.
Due principi che si possono ritenere tipici della teoria biodinamica di Steiner hanno a che vedere col compostaggio e con le fasi della Luna. Nella pratica questi principi vanno ben oltre la considerazione posta usualmente nell'agricoltura pre-moderna, o nella controparte odierna all'interno del movimento dell'agricoltura biologica.
da it.wikipedia.org
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